New Glenn, Explained: What to know about Jeff Bezos' Blue Origin's new orbital class rocket

Spaceflight Now · 12 gennaio 2025 · 13:27 · inglese · Documentario

Video del canale Spaceflight Now su New Glenn, collegato nella sua scheda di Above Ten Thousand. Durata: 13:27. Lingua: inglese. Tipo di video: Documentario.

Di cosa parla

Pezzo esplicativo pubblicato alla vigilia di NG-1, il primo volo di New Glenn, nel gennaio 2025. Ripercorre il razzo stadio per stadio, il suo sistema di recupero, le strutture a terra e il portafoglio missioni. Con il debutto, Blue Origin vuole arrivare quanto più lontano possibile. Far atterrare il primo stadio nell'Atlantico sarebbe un extra.

Contesto storico

Il nome omaggia John Glenn, che nel 1962 fu il primo americano in orbita a bordo della Friendship 7. Jeff Bezos presentò il razzo nel settembre 2016. Poco prima di morire, nel dicembre di quello stesso anno, Glenn gli scrisse per ringraziarlo del nome. Il recupero si basa sull'esperienza di New Shepard: atterrò per la prima volta nel novembre 2015, tornò a volare nel gennaio 2016 e conta ormai 28 missioni, nove delle quali con equipaggio.

Dati principali

New Glenn misura circa 98 m e la sua cuffia ha 7 m di diametro, 21,9 m di altezza e circa 450 m³ di volume. Il primo stadio, GS1, misura circa 57 m. Porta sette motori BE-4 a gas naturale liquefatto e ossigeno che insieme producono quasi 3,9 milioni di libbre di spinta, la stessa famiglia di motori usata da Vulcan. È pensato per un massimo di 25 voli e dispiega sei gambe prima di posarsi sulla nave Jacklyn. In discesa usa tre motori per le combustioni di rientro e atterraggio. Il secondo stadio misura 23,4 m, porta due motori BE-3U a idrogeno e ossigeno ed è non riutilizzabile. Blue Origin ha effettuato un test di accensione statica di 24 secondi il 27 dicembre 2024, lo stesso giorno in cui la FAA le ha concesso la licenza di lancio per LC-36. NG-1 porta il Blue Ring Pathfinder, che rimarrebbe attaccato allo stadio per circa sei ore. Tra i clienti figurano Project Kuiper, AST SpaceMobile, ESCAPADE della NASA e il modulo lunare Blue Moon per Artemis.