La etapa S-1C Saturno V (Documental) Capítulo 3

Astrofriki · 23 maggio 2022 · 28:59 · spagnolo · Documentario

Video del canale Astrofriki su Saturn V, collegato nella sua scheda di Above Ten Thousand. Durata: 28:59. Lingua: spagnolo. Tipo di video: Documentario.

Di cosa tratta

Terzo capitolo di una serie divulgativa sul Saturn V, dedicato al suo primo stadio, l'S-IC. Dopo un episodio precedente sul motore F-1, il video percorre lo stadio dal basso verso l'alto: struttura di spinta, serbatoio del combustibile, struttura intertank, serbatoio dell'ossigeno liquido e gonna anteriore. Spiega poi la soppressione dell'effetto pogo, il caricamento dei propellenti prima del lancio, la pressurizzazione e la misurazione del livello dei serbatoi, il sistema di autodistruzione in volo e i retrorazzi.

Contesto storico

Il contratto per l'S-IC fu assegnato alla Boeing il 15 dicembre 1961. I suoi ingegneri lavorarono con la NASA al centro Marshall, dove all'inizio del 1964 furono costruiti due stadi di prova e i primi due prototipi di volo. La produzione continuò nello stabilimento di Michoud, vicino a New Orleans. Gli stadi venivano testati nel Mississippi e integrati nell'edificio di assemblaggio del centro Kennedy. Secondo il video, era un progetto conservativo a eccezione delle dimensioni, e usava RP-1 e ossigeno liquido, come i vettori Jupiter, Thor e Atlas.

Dati principali

Cinque motori F-1: i quattro esterni orientabili dirigevano il razzo, mentre quattro alette fisse rivestite di titanio garantivano la stabilità. Bracci di ritenuta tenevano fermo il veicolo fino alla verifica della spinta, e perni conici frenavano i primi 15 cm di ascesa. I serbatoi erano in alluminio 2219-T87. Le cinque linee dell'ossigeno liquido attraversavano in linea retta il serbatoio dell'RP-1. L'ossigeno, a −183 °C, pesava quasi 1.500 tonnellate, circa metà della massa del veicolo, e il suo serbatoio non aveva isolamento: era protetto dal ghiaccio che si formava sulla superficie. L'Apollo 4, nel novembre 1967, non subì il pogo, ma l'Apollo 6 sì, con oscillazioni di ±0,65 g. La soluzione fu riempire di elio le cavità delle prevalvole dei motori esterni. Il sistema di sicurezza usava nove cariche lineari: tre sul serbatoio del combustibile e sei su quello dell'ossigeno. I retrorazzi, otto in totale, generavano 337 kN per poco più di mezzo secondo; sull'Apollo 15 furono ridotti a quattro, ma la separazione fu brusca e si tornò al set completo.