Stati Uniti · 2000–
Blue Origin
Blue Origin è un'azienda spaziale privata statunitense con sede a Kent, nello stato di Washington. Fu fondata da Jeff Bezos, creatore di Amazon, nel 2000, con l'ambizione dichiarata che un giorno milioni di persone vivano e lavorino nello spazio. Per più di un decennio ha lavorato quasi in segreto, finanziata con il denaro personale del suo fondatore, e ha avanzato con un metodo deliberatamente graduale: prima veicoli di prova a bassa quota, poi razzi suborbitali e, infine, il salto verso l'orbita. Il suo primo prodotto visibile è stato New Shepard, un sistema suborbitale riutilizzabile composto da un booster che atterra in verticale e da una capsula per sei passeggeri. Volò e atterrò per la prima volta senza equipaggio nel 2015 e portò persone per la prima volta nel luglio 2021, con lo stesso Bezos a bordo, il che rese la società un protagonista del turismo spaziale. Parallelamente, Blue Origin è diventata un costruttore di motori a razzo. Il suo BE-4, a ossigeno liquido e gas naturale liquefatto, non spinge soltanto il suo lanciatore pesante New Glenn: alimenta anche il primo stadio del Vulcan Centaur di United Launch Alliance. New Glenn ha raggiunto l'orbita al volo inaugurale, nel gennaio 2025, e nel novembre di quell'anno ha lanciato verso Marte la missione ESCAPADE della NASA. L'azienda sviluppa inoltre il lander lunare Blue Moon, affidatole dalla NASA per il programma Artemis, la piattaforma orbitale Blue Ring e, con diversi partner, la stazione commerciale Orbital Reef. Criticata per anni per la sua lentezza rispetto a SpaceX, ha cambiato direzione nel 2023 con l'arrivo di Dave Limp come amministratore delegato.
Blue Origin nelle notizie
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L'infrastruttura è progettata per supportare più voli a settimana entro la fine del decennio.
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Quattro mesi dopo che il razzo New Glenn di Blue Origin è esploso sulla rampa di lancio, l'azienda… L'articolo Blue Origin avanza nella ricostruzione del LC-36 per il ritorno in volo del New…
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L'8 ottobre 2026, il produttore di sistemi spaziali Blue Origin ha annunciato piani per costruire Constellation Park, un complesso per la produzione di satelliti da 550 milioni di dollari nel…
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L'8 ottobre 2026, il produttore di sistemi spaziali Blue Origin ha annunciato piani per costruire Constellation Park, un complesso per la produzione di satelliti da 550 milioni di dollari nel Texas…
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Amazon e Blue Origin — due aziende di Jeff Bezos con piani di costellazioni satellitari separati — hanno raggiunto nuovi traguardi produttivi. Amazon ha raggiunto il traguardo di 1.000…
Storia
Le origini di un progetto discreto
L'idea di Blue Origin nacque alla fine degli anni Novanta. Secondo il blog di EUROAVIA, dopo aver visto nel 1999 il film «October Sky», su un gruppo di giovani appassionati di razzi, Jeff Bezos e lo scrittore di fantascienza Neal Stephenson cominciarono a studiare la creazione di un'azienda spaziale. Bezos fondò formalmente Blue Origin l'8 settembre 2000 a Kent, alla periferia di Seattle, la stessa località in cui hanno ancora oggi sede l'azienda e il suo centro di ricerca e sviluppo.
L'obiettivo di lungo termine, ribadito dalla società, è aprire lo spazio a milioni di persone che vivano e lavorino fuori dalla Terra. Ma nei suoi primi anni si seppe ben poco della sua attività: l'azienda lavorava con un profilo molto basso e si finanziava quasi esclusivamente con gli investimenti privati del fondatore. Rob Meyerson entrò nel 2003 e arrivò a dirigerla fino alla sua uscita nel 2018.
I primi veicoli di prova
Il primo velivolo a volare con il marchio dell'azienda non era un razzo. Charon, battezzato con il nome della luna di Plutone, si sollevava grazie a quattro turbogetti Rolls-Royce Viper montati in verticale e serviva a collaudare la guida e il controllo autonomi, oltre ai processi di lavoro che sarebbero poi stati applicati ai razzi. Effettuò un solo volo, il 5 marzo 2005 a Moses Lake (Washington): salì a 96 metri e tornò a terra con un atterraggio controllato vicino al punto di partenza. Oggi è esposto al Museum of Flight di Seattle.
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Nel 2006 la società acquistò dei terreni circa 48 chilometri a nord di Van Horn, in Texas, che sarebbero diventati il suo campo di lancio suborbitale, noto come Launch Site One o Corn Ranch. Lì, nel novembre 2006, decollò Goddard, chiamato anche PM1, il primo veicolo a razzo dell'azienda, propulso dal motore a perossido BE-1. Quel primo balzo raggiunse appena circa 285 piedi di altezza, ma dimostrò il principio del decollo e dell'atterraggio verticali. Gli seguì PM2, che nel 2011 effettuò due prove nel Texas occidentale con cinque motori BE-2 a cherosene e perossido. La prima, a maggio, fu un breve balzo; la seconda, ad agosto, si concluse con la perdita del veicolo quando, a Mach 1,2 e a circa 14 chilometri di quota, un'instabilità di volo costrinse il sistema di sicurezza a interrompere la spinta. L'azienda pubblicò l'analisi del guasto pochi giorni dopo.
I contratti con la NASA e la battaglia per la piattaforma 39A
A partire dal 2009 Blue Origin iniziò a lavorare per la NASA. Nella prima fase del programma di sviluppo degli equipaggi commerciali ricevette 3,7 milioni di dollari per collaudare a terra un sistema di fuga di tipo «pusher», riutilizzabile, e una cabina in materiale composito; nel novembre 2010 annunciò di aver raggiunto tutti gli obiettivi. Nell'aprile 2011 ottenne l'impegno per altri 22 milioni per far maturare quel sistema di fuga, rivedere il progetto di un veicolo orbitale e accelerare le prove del motore BE-3. Nel 2012, tuttavia, non si presentò alla fase successiva del programma e proseguì con fondi propri.
Nel 2013 fece un'offerta per affittare la piattaforma 39A del Kennedy Space Center con una proposta di uso condiviso da parte di più lanciatori, contro l'offerta di uso esclusivo di SpaceX. Arrivò a presentare un ricorso presso il Government Accountability Office statunitense, che lo respinse nel dicembre 2013; la NASA scelse SpaceX e firmò con essa un contratto di locazione ventennale nell'aprile 2014.
Un'azienda di motori
Il passaggio dell'azienda al business orbitale avvenne nel 2014 attraverso i motori. Alla fine di quell'anno firmò un accordo con United Launch Alliance per sviluppare il BE-4, un motore a ossigeno liquido e gas naturale liquefatto da 2.400 kN di spinta, pensato per sostituire l'RD-180 di fabbricazione russa. Il programma del BE-4 era iniziato nel 2011. Le prime due unità furono consegnate a ULA nell'ottobre 2022 e, l'8 gennaio 2024, il Vulcan Centaur debuttò con due BE-4 nel primo stadio, portando il lander lunare Peregrine di Astrobotic.
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Il BE-3, a idrogeno e ossigeno liquidi, esiste in due versioni: il BE-3PM, che spinge New Shepard e può ridurre la spinta per atterrare in verticale, e il BE-3U, a ciclo expander aperto, di cui due unità muovono il secondo stadio di New Glenn. Il BE-7, un altro motore criogenico a ciclo expander duale, è in sviluppo per il lander lunare Blue Moon; le sue prime accensioni risalgono al giugno 2019. La produzione in serie dei motori si concentra in uno stabilimento di circa 56.000 metri quadrati a Huntsville (Alabama).
New Shepard e il turismo suborbitale
New Shepard, intitolato ad Alan Shepard, il primo astronauta statunitense, è un sistema completamente riutilizzabile: un booster con un motore BE-3PM lancia la capsula oltre la linea di Kármán, dove i suoi occupanti godono di alcuni minuti di assenza di peso. La capsula rientra con tre paracadute e il booster atterra in verticale nella stessa area da cui è decollato. Nel 2015 completò il suo primo lancio e atterraggio senza equipaggio.
Il 20 luglio 2021 la missione NS-16 portò per la prima volta persone a bordo: Jeff Bezos, suo fratello Mark, Wally Funk e Oliver Daemen, in un volo di circa dieci minuti. Seguirono nuove missioni con passeggeri e carico. Il 12 settembre 2022, nella missione NS-23, senza equipaggio, il booster si guastò in prossimità del momento di massima pressione dinamica; il sistema di fuga separò la capsula, che atterrò con i paracadute, mentre il booster andò distrutto. La Federal Aviation Administration bloccò i voli mentre si indagava sull'incidente. Il 14 aprile 2025 l'azienda completò il suo undicesimo volo con equipaggio, con un equipaggio interamente femminile di sei persone. Nel gennaio 2026 decise di sospendere per almeno due anni i voli turistici per concentrare le risorse sull'allunaggio.
New Glenn: il salto verso l'orbita
La progettazione del lanciatore pesante iniziò nel 2012. L'azienda annunciò pubblicamente la propria ambizione orbitale nel settembre 2015 e presentò il nome, New Glenn, in omaggio all'astronauta John Glenn, nel settembre 2016. Con sette metri di diametro, un primo stadio riutilizzabile mosso da sette BE-4 e un'ogiva di grande volume, il razzo accumulò ritardi per anni. Per lanciarlo, la società trasformò il vecchio complesso 36 di Cape Canaveral, le cui strutture furono inizialmente terminate nel 2020.
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Il 16 gennaio 2025 New Glenn raggiunse l'orbita al primo volo e mise in orbita il satellite di prova Blue Ring Pathfinder. Il 13 novembre 2025 portò a termine la prima missione per la NASA, lanciando verso Marte le due sonde ESCAPADE, e recuperò il booster su una chiatta nell'Atlantico. Nel 2024 l'azienda si era aggiudicata il suo primo contratto del programma di lanci per la sicurezza nazionale.
Blue Moon e il ritorno sulla Luna
Nel maggio 2019 Bezos presentò il lander lunare Blue Moon. Nel 2020 Blue Origin guidò il cosiddetto «National Team», con Lockheed Martin, Northrop Grumman e Draper, per il sistema di allunaggio con equipaggio del programma Artemis, e ottenne 579 milioni di dollari per la fase iniziale. Nell'aprile 2021 la NASA scelse SpaceX; Blue Origin contestò la decisione. In un secondo bando, il 19 maggio 2023, la NASA le assegnò un contratto da circa 3,4 miliardi di dollari per sviluppare Blue Moon in vista della missione Artemis V, con un volo di prova senza equipaggio e un allunaggio con equipaggio previsto per il 2029.
Altri progetti
Con Sierra Space, Boeing e altri partner, l'azienda progetta Orbital Reef, una stazione commerciale concepita come un parco aziendale in orbita bassa; la NASA ha portato il suo finanziamento a 172 milioni di dollari nel 2024. Blue Ring, presentata nell'ottobre 2023, è una piattaforma per la logistica orbitale. La società ha inoltre partecipato a studi sulla propulsione nucleare, sull'ottenimento di celle solari a partire dal regolite lunare e, nel 2026, ha annunciato la costellazione di comunicazioni TeraWave.
Finanziamento, direzione e critiche
Fino al luglio 2014 Bezos aveva investito più di 500 milioni di dollari nell'azienda e nel 2017 si seppe che vendeva ogni anno circa un miliardo di azioni di Amazon per sostenerla. Bob Smith succedette a Meyerson nel 2018 e diresse la società fino al 2023. Blue Origin fu criticata per anni per la sua lentezza rispetto a SpaceX e nel settembre 2023 nominò amministratore delegato Dave Limp, ex dirigente di Amazon. Nel 2023 contava circa 11.000 dipendenti.
La battuta d'arresto del 2026
Il 28 maggio 2026, durante un'accensione statica di New Glenn, il razzo subì un guasto catastrofico che danneggiò gravemente il complesso 36. L'azienda decise di modificare la piattaforma anziché ricostruirla tale e quale, concordò con la NASA di collaudare il secondo stadio allo Stennis Space Center e, nell'agosto 2026, attribuì il guasto alla valvola principale dell'ossigeno di uno dei motori BE-4.
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Catalogo — Razzi
- 2025
New Glenn
New Glenn è una famiglia di lanciatori a due stadi parzialmente riutilizzabili sviluppati e gestiti dall'azienda statunitense Blue Origin. Prende il nome dall'astronauta della NASA John Glenn, il primo americano a orbitare attorno alla Terra. Tutte le versioni impiegano stadi di sette metri di diametro e, con una capacità di carico utile di 45 tonnellate in orbita terrestre bassa, è il più potente lanciatore riutilizzabile ad aver raggiunto l'orbita. Il razzo esiste in due configurazioni che non vanno confuse. Quella operativa, New Glenn 7×2, è un veicolo per carichi pesanti alto 98 m: il suo primo stadio GS1, di 57,5 m, monta sette motori BE-4 alimentati a metano e ossigeno liquidi, mentre il secondo stadio GS2, di 23,4 m, usa due motori BE-3U a idrogeno e ossigeno liquidi. La configurazione in sviluppo, New Glenn 9×4, è un veicolo per carichi super pesanti con nove motori BE-4 sul primo stadio e quattro BE-3U sul secondo. Annunciata nel novembre 2025, secondo l'azienda sarà capace di oltre 70.000 kg in orbita terrestre bassa, più di 14.000 kg in inserimento diretto in orbita geosincrona e più di 20.000 kg su una traiettoria di iniezione translunare, insieme a un'ogiva ingrandita di 8,7 m. Come per il suborbitale New Shepard di Blue Origin, il primo stadio del New Glenn è progettato per essere riutilizzato e atterra in mare a bordo della chiatta Landing Platform Vessel 1. Blue Origin afferma che tanto la versione 7×2 quanto la 9×4 sono destinate a operare in parallelo.

















