Warum Piloten die DC-6 liebten
Video del canale Jet Blueprint su Douglas DC-6, collegato nella sua scheda di Above Ten Thousand. Durata: 12:16. Lingua: inglese. Tipo di video: Documentario.
Di cosa tratta
Analisi tecnica sul perché i piloti apprezzavano il Douglas DC-6: i comandi, i motori, i sistemi e anche i suoi limiti.
Contesto storico
Il DC-6 volò nel 1946 come evoluzione del concetto del DC-4: un quadrimotore pressurizzato a lungo raggio pensato per il servizio delle compagnie aeree. Robert Gilruth, della NASA, lo citò come uno degli ultimi aerei molto grandi che un pilota poteva governare con la propria forza muscolare. Volava con pilota, copilota e motorista di bordo, quest'ultimo incaricato di buona parte dei sistemi.
Dati salienti
Aveva un'apertura alare di circa 117 piedi, una lunghezza di circa 100 piedi e quattro motori Pratt & Whitney R-2800 Double Wasp da circa 2.400 CV ciascuno, quasi 9.600 CV complessivi, con una velocità di crociera superiore a 300 mph. I comandi erano meccanici, alleggeriti da compensatori aerodinamici, e l'impianto idraulico muoveva il carrello e i freni. Il R-2800 era un radiale a 18 cilindri di circa 45,9 litri, già collaudato sull'Hellcat, sul Corsair e sul P-47, di cui furono costruiti oltre 125.000 esemplari. Era dotato di antighiaccio termico su ali ed eliche, ed eliche a passo reversibile che accorciavano la corsa d'atterraggio: la Delta lo indicò come il suo primo aereo con questo sistema. Tra i suoi difetti c'erano l'elevato carico di lavoro e un rischio d'incendio dovuto ai vapori di carburante aspirati verso la presa del riscaldatore di cabina.
