Lo sapevi…

È vero che gli astronauti non invecchiano nello spazio?

Risposta diretta

No. Invecchiano come a terra e, per certi aspetti, si usurano anche più in fretta: perdono tra l'1% e l'1,5% della densità ossea al mese nelle aree di sostegno, oltre a massa muscolare, e ricevono molte più radiazioni. La dilatazione del tempo è reale, ma dopo un anno in orbita conta solo pochi millisecondi.

È vero che gli astronauti non invecchiano nello spazio?
ISS-50: Shane Kimbrough con il tapis roulant nel modulo Tranquility

Il tempo passa davvero in modo diverso, ma quasi impercettibile

La relatività prevede due effetti opposti in orbita: la velocità fa scorrere l'orologio della navicella più lentamente rispetto al suolo, mentre la gravità più debole a 400 km di quota lo fa scorrere più in fretta. In orbita terrestre bassa prevale il primo effetto, per cui un astronauta torna leggermente più giovane rispetto a come sarebbe se fosse rimasto a casa. La differenza, dopo quasi un anno sulla stazione, è di pochi millisecondi: irrilevante dal punto di vista biologico, ma decisiva per la navigazione satellitare.

Il corpo, invece, si usura più in fretta

Senza peso, lo scheletro non riceve più il carico che lo mantiene forte e perde tra l'1% e l'1,5% della densità minerale al mese nelle aree di sostegno come anca e colonna vertebrale. La muscolatura posturale si atrofizza, il cuore pompa un volume minore e i liquidi si spostano verso la testa, il che in alcuni membri dell'equipaggio deforma il bulbo oculare e altera la vista per mesi.

Per contrastarlo si fanno circa due ore di esercizio quotidiano su attrezzi di resistenza, un tapis roulant con cinture e una bicicletta. Ciononostante, il recupero a terra richiede settimane o mesi, e parte della massa ossea potrebbe non tornare mai completamente. Si aggiunge una dose di radiazioni molto più alta rispetto alla superficie terrestre, un fattore di rischio a lungo termine.

Cosa hanno mostrato due gemelli

Lo studio comparativo su Scott e Mark Kelly, astronauti gemelli identici, ha seguito uno dei due in orbita per quasi un anno, mentre l'altro restava a terra. Sono emersi cambiamenti nell'espressione di migliaia di geni, nel sistema immunitario, nella flora intestinale e nella lunghezza dei telomeri, che si sono allungati durante il volo e si sono di nuovo ridotti dopo il ritorno. La maggior parte è tornata alla normalità nei mesi successivi, ma nel complesso descrive un organismo sotto stress, non uno ringiovanito.

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