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Che nome voleva dare Lockheed al P-38 prima che si imponesse «Lightning»?

Risposta diretta

Atalanta. Lockheed aveva scelto il nome della veloce dea greca seguendo la sua abitudine di battezzare i suoi aerei con figure mitologiche e celesti. Ma i britannici, che si presero l'intero ordine dopo la caduta della Francia nel giugno 1940, lo chiamarono Lightning, e quel nome rimase.

Che nome voleva dare Lockheed al P-38 prima che si imponesse «Lightning»?
Lockheed P-38 Lightning (USAAC)William Pretrina (CC BY SA), vía commons

La tradizione mitologica di Lockheed

Lockheed aveva l'abitudine di dare ai suoi aerei nomi di figure mitologiche e celesti, e per il suo caccia bimotore scelse Atalanta, la dea greca famosa per la sua velocità nella corsa. Era un nome coerente con ciò che l'aereo prometteva: il P-38 fu il primo aereo militare a superare le 400 mph (640 km/h) in volo orizzontale, e il suo prototipo XP-38 aveva volato per la prima volta il 27 gennaio 1939, pilotato da Ben Kelsey.

L'ordine britannico e il nome «Lightning»

Il nome definitivo arrivò per via dell'esportazione. Dopo la caduta della Francia nel giugno 1940, i britannici assunsero l'intero ordine e diedero all'aereo il nome di servizio «Lightning». Quegli aerei destinati all'esportazione avevano una particolarità: gli alleati d'oltremare volevano che i loro motori Allison fossero del tutto comuni con quelli dei numerosi Curtiss P-40 Tomahawk che avevano ordinato, per cui richiesero due motori che girassero verso destra, senza controrotazione, e senza turbocompressori. Alla fine si conservò il nome britannico invece dell'originale Atalanta di Lockheed.

Un nome con discendenza

Il nome rimase per sempre legato a un aereo che fu costruito su larga scala durante tutta la partecipazione degli Stati Uniti alla guerra. Decenni dopo, l'F-35 di Lockheed Martin ricevette il nome operativo di Lightning II in omaggio al P-38. I suoi nemici gli diedero altri nomi: i tedeschi lo soprannominarono Gabelschwanz Teufel («diavolo a coda di forchetta»), e nel Pacifico i giapponesi lo chiamavano «due aerei, un pilota».

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