From Schnellbomber To Heavy Bomber: Dornier Do 217

IHYLS · 24 ottobre 2023 · 21:11 · inglese · Documentario

Video del canale IHYLS su Dornier, collegato nella sua scheda di Above Ten Thousand. Durata: 21:11. Lingua: inglese. Tipo di video: Documentario.

Di cosa parla

Documentario con un tono leggero sul Dornier Do 217, bombardiere medio o pesante sviluppato a partire dal Do 17, la «matita volante». Ripercorre il suo sviluppo, le sue varianti, l'impiego in combattimento e il ritiro, concludendo che migliorare un buon aereo non garantisce un altro buono.

Contesto storico

Il Do 17 era un bombardiere veloce della metà degli anni trenta capace di sfuggire a caccia superati, ma di fronte a monoplani come lo Spitfire e l'Hurricane perse quel vantaggio. In risposta a un requisito del Ministero dell'Aria del 1937-1938 per un bimotore da bombardamento o ricognizione a lungo raggio, la Dornier propose un Do 17 ingrandito, con una stiva maggiore. Si pensò a una versione idrovolante per il bombardamento in picchiata, abbandonata nel gennaio 1939; il 217 terrestre volò per la prima volta il 4 ottobre 1938. Dopo aver provato prototipi con motori Jumo 211, DB 601, BMW 139 e BMW 801, questi ultimi risultarono i più adeguati e il V9 diede origine al 217 E, prima grande versione di serie. Il bombardamento in picchiata non funzionò mai: i freni di coda sottoponevano la struttura a troppo sforzo.

Dati salienti

Il 217 E portava fino a 6.000 libbre di bombe interne e, sacrificando carburante, fino a 8.800. Ci furono inoltre versioni da caccia notturno (J e N), la serie K e la serie M con motori DB 603. Ottenne un certo successo antinave a partire dal 1941 e, dal 1942, portò la bomba guidata Fritz X e il missile Hs 293. Come bombardiere subì forti perdite negli attacchi Baedeker del 1942, a Dieppe, dove il KG 2 perse 20 dei suoi 80 aerei, e nell'operazione Steinbock del 1944. I piloti da caccia notturno lo trovavano pesante ai comandi e poco manovrabile. Verso la fine del 1944 fu sostituito dal He 177, dal Ju 188 e dal Me 410. Ne furono costruiti quasi 2.000 e non ne resta nessuno completo; il frammento più grande si trova al Museo dell'Aeronautica Militare italiana, a Roma.