Variante del Sukhoi Su-27
Sukhoi Su-27P
Il Su-27P è la versione intercettore del Su-27 assegnata alle Forze di difesa aerea sovietiche (PVO). Condivide la cellula, i motori e il sistema di controllo del tiro del Su-27S dell'Aeronautica militare, ma è privo del cablaggio e del sistema di controllo per le armi aria-superficie, il che ne fa un caccia puro da superiorità aerea. Dopo la dissoluzione dell'URSS passò a Ucraina, Bielorussia e Kazakistan, dove resta la base di diversi programmi di ammodernamento locali.
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Storia
Origine e sviluppo
Il Su-27 fu accettato formalmente in servizio con decreto governativo il 23 agosto 1990, una volta corrette le principali carenze emerse nelle prove; a quel punto il velivolo volava già da cinque anni, dal 1985, presso i reparti operativi. In quel momento furono fissate due designazioni per lo stesso caccia monoposto: nell'Aeronautica militare (VVS) divenne il Su-27S («seriyniy», di serie), mentre nella componente aerea delle Forze di difesa aerea (PVO) fu chiamato Su-27P («perekhvatchik», intercettore). La lettera P non indica quindi uno sviluppo successivo, bensì lo stesso velivolo di serie con una dotazione di equipaggiamenti in parte semplificata, pensata esclusivamente per la missione di intercettazione. In pratica molti di questi esemplari sono indicati semplicemente come Su-27, senza suffisso.
I Su-27P delle prime serie montavano il sistema di puntamento radar RLPK-27 basato sul radar a impulsi Doppler N001 «Mech» (NATO «Slot Back»), integrato dal sistema elettro-ottico passivo OEPS-27: un sensore infrarosso giro-stabilizzato 36-Sh, un telemetro laser e un mirino montato sul casco che consentiva al pilota di designare un bersaglio semplicemente guardandolo. Per l'allarme sulle minacce i primi Su-27P utilizzavano il ricevitore di allarme radar L-006 «Berëza», alloggiato nel prolungamento della trave di coda tra i motori. Con questa combinazione l'intercettore poteva cercare e inseguire bersagli con il radar oppure, in silenzio elettromagnetico, con il canale infrarosso, e guidare missili R-27 a medio raggio e R-73 a corto raggio.
Differenze rispetto al Su-27S
Le due versioni non differiscono né per aerodinamica né per gruppo propulsore, che sono identici, ma per l'equipaggiamento di missione. Il Su-27P è privo del sistema di controllo delle armi aria-suolo e del relativo cablaggio, per cui non poteva essere impiegato come velivolo d'attacco contro obiettivi terrestri; il suo compito era difendere il territorio nazionale da bombardieri, missili da crociera e velivoli da ricognizione. Il Su-27S dell'Aeronautica militare conservava tale capacità e, nei lotti di produzione più tardi, aggiunse pod di disturbo attivo «Sorbtsiya-S» alle estremità alari e il ricevitore di allarme SPO-15 al posto dell'L-006.
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Una particolarità registrata dalle fonti russe è che su una parte della flotta di Su-27P, in ottemperanza ad accordi internazionali, furono bloccati i circuiti per l'inserimento del codice di attivazione delle munizioni speciali, così che quei velivoli cessarono di essere vettori di armi nucleari tattiche.
Derivati e ammodernamenti
Dal Su-27P derivò direttamente il Su-27PU, un biposto concepito per supportare con dati tattici i Su-27P monoposto, i MiG-31 e altri intercettori della PVO; quel progetto fu ribattezzato Su-30 e finì per trasformarsi in un caccia multiruolo orientato all'esportazione, allontanandosi dal suo scopo originario. Nell'era post-sovietica comparve anche il dimostratore monoposto Su-27PD, dotato di sonda per il rifornimento in volo.
Gli Stati successori che ereditarono i Su-27P li hanno ammodernati in proprio: il Kazakistan con il Su-27M2 e, tramite lo stabilimento di riparazione bielorusso, con il Su-27BM2; l'Ucraina con il Su-27P1M, messo in servizio accanto ai Su-27S1M e Su-27UB1M nell'ambito di un programma di modernizzazione della flotta.
Servizio operativo
Secondo l'intelligence statunitense, nel 1988 le Forze di difesa aerea sovietiche disponevano già di oltre 100 Su-27. L'intercettore fu presentato all'Occidente al Salone di Parigi del 1989, dove il collaudatore Viktor Pugačëv eseguì davanti alla stampa la manovra «Cobra» che divenne associata al velivolo. Con la dissoluzione dell'URSS nel 1991, i reggimenti della PVO furono ripartiti tra le nuove repubbliche.
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L'Ucraina ereditò tra 66 e 70 Su-27 di tutte le versioni; la mancanza di fondi e la manutenzione impegnativa del tipo ridussero la flotta operativa a circa 34 velivoli entro il 2019. I suoi Su-27P sono presenze abituali alle manifestazioni aeree europee: uno volò al Royal International Air Tattoo nel 2018 e un altro comparve lo stesso anno presso la base belga di Kleine Brogel. La Bielorussia rilevò i velivoli dell'ex 61º Reggimento aviazione da caccia, tra 23 e 28 cellule; ne vendette nove all'Angola nel 1998 e mantenne 17 Su-27P e 4 Su-27UBM1 fino al loro ritiro nel dicembre 2012. Il Kazakistan ricevette dalla Russia 26 Su-27 tra il 1996 e il 2001 e impiega ancora Su-27P dalle basi di Taldykorgan e Aktau, accanto ai Su-27BM2 e Su-27UBM2 ammodernati. L'Etiopia acquistò di seconda mano dalla Russia fino a 17 Su-27S, Su-27P e Su-27UB in due lotti, nove dal 1998 e otto dal 2002, basati a Debre Zeit.
In Russia il Su-27P rimase all'aviazione della difesa aerea e ai reparti acrobatici: la pattuglia «Russian Knights» ha impiegato questa versione. Un episodio che illustra la sua missione avvenne il 15 gennaio 1998, quando una coppia formata dal Su-27UB n. 61 e dal Su-27P n. 10, quest'ultimo pilotato da A. Olejnik, costrinse un jet L-29 immatricolato in Estonia (ES-YLE), con a bordo due piloti militari britannici, ad atterrare all'aeroporto di Chrabrovo, in un'intercettazione condotta a velocità minime.
Esemplari superstiti
Oltre agli esemplari ancora in volo in Ucraina, Kazakistan e Russia, un Su-27P (numero di serie 36911034512) è conservato in esposizione nel Parco della Vittoria di Hlybokaye, in Bielorussia.
Multimedia
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