SOVIET N1 - MOON ROCKET DOCU
Video del canale Aviation Technology Space Channel su N1, collegato nella sua scheda di Above Ten Thousand. Durata: 49:33. Lingua: inglese. Tipo di video: Documentario.
Di cosa tratta
È un documentario televisivo che il canale ripubblica. Segue la storia del razzo lunare N1 e dei suoi motori dalla corsa allo spazio alla riscoperta degli NK-33 negli anni novanta. Si conclude alla vigilia del volo inaugurale dell'Atlas III, il primo razzo statunitense propulso da un motore russo, l'RD-180. Mescola filmati d'epoca con testimonianze di ingegneri sovietici e statunitensi.
Contesto storico
Nel 1963 i satelliti spia della CIA individuarono a Baikonur i lavori di due grandi piattaforme per un lanciatore enorme. Sergei Korolev, capo dell'OKB-1, affidò i motori all'ufficio di Kuznetsov a Samara, che progettava motori per aerei e non aveva esperienza con i razzi. Per mancanza di mezzi, il primo stadio dovette portare 30 piccoli motori, e per guadagnare prestazioni si optò per il rischioso ciclo chiuso. Korolev morì nel gennaio 1966 e fu sostituito da Vasili Mishin. Poiché non esistevano impianti per testare lo stadio completo a terra, lo sviluppo avrebbe dovuto avvenire in volo: furono pianificati 12 lanci senza equipaggio prima di quelli con equipaggio. Il primo, nel febbraio 1969, esplose a un minuto dal decollo. Il secondo, nel luglio 1969, cadde sulla piattaforma, e anche quelli del 1971 e del 1972 fallirono. Nel 1974 il Cremlino cancellò il programma, rimosse Mishin e ordinò la distruzione dei razzi e dei loro motori.
Dati principali
Secondo il documentario, Kuznetsov conservò di propria iniziativa più di 60 motori NK-33 in un magazzino per quasi 20 anni. All'inizio degli anni novanta, ingegneri della Aerojet li videro a Samara, e nel 1995 un esemplare fu acceso su un banco di prova a Sacramento e soddisfece le sue specifiche. George Mueller li scelse per il K-1, un lanciatore riutilizzabile. La seconda parte tratta del RD-180 della NPO Energomash, derivato dal grande motore a ciclo chiuso ricco di ossigeno della navetta sovietica. Grazie a esso, l'Atlas III necessita di un solo motore laddove il vecchio Atlas ne usava cinque. Ingegneri della Lockheed Martin raccontano come furono convinti dalle alte pressioni in camera e dagli acciai resistenti all'ossidazione creati per quel ciclo.
