Variante del North American B-25 Mitchell

North American B-25 Mitchell B-25C

Il B-25C fu la prima versione del Mitchell prodotta in grande serie: 1625 unità uscite dallo stabilimento di Inglewood (California). Introdusse i motori Wright R-2600-13, l'equipaggiamento antighiaccio e sbrinante, una bolla di osservazione per il navigatore e due mitragliatrici da 12,7 mm nel muso. Prestò servizio in tutti i teatri con la USAAF e, come Mitchell II, con la RAF, oltre a Paesi Bassi, Cina, Canada e Unione Sovietica.

Scheda del North American B-25 Mitchell

North American B-25 Mitchell B-25C
North American B-25C Mitchell
1625
Esemplari costruiti
2400 km
Autonomia

Storia

Origine e sviluppo

Il B-25C nacque dal salto di scala che la guerra in Europa impose all'industria aeronautica statunitense. Dopo le brevi serie iniziali del B-25, del B-25A e del B-25B, il primo grande ordine del Mitchell fu firmato nel settembre 1940: 1025 velivoli della versione C, ampliati poco dopo con altri 1000. Era la prima volta che la North American affrontava una produzione di bombardieri medi su scala industriale, e lo stabilimento di Inglewood, in California, divenne il centro di quella produzione.

Sulla cellula del B-25B, la nuova versione incorporava una serie di migliorie che avrebbero definito il Mitchell «di serie». I motori Wright R-2600-9 lasciarono il posto agli R-2600-13; fu aggiunto l'equipaggiamento antighiaccio e sbrinante; il navigatore ricevette una bolla di osservazione sopra il proprio vano; e l'armamento del muso passò a due mitragliatrici da 12,7 mm, una fissa e una flessibile. Nel dicembre 1941 la versione C disponeva già anche di celle di carburante autosigillanti aggiuntive al di fuori della sezione centrale dell'ala, una modifica che ampliava il raggio d'azione. In questa stessa serie furono introdotti i collettori di scarico tipo Clayton S, pensati per spegnere la fiamma dello scarico e rendere l'aereo meno visibile di notte.

Differenze rispetto al B-25B

Rispetto al B-25B — la versione dell'incursione Doolittle —, il B-25C conservava la torretta dorsale presidiata e la torretta ventrale retrattile a controllo remoto, ciascuna con due mitragliatrici da 12,7 mm, ma aggiungeva il motore R-2600-13, l'equipaggiamento sbrinante, la bolla del navigatore e il muso riarmato. Il manuale di addestramento dei piloti del Mitchell descrive il sistema sbrinante che equipaggiava questi velivoli: stivali pneumatici gonfiabili sui bordi d'attacco di ali ed empennage, azionati dall'aspirazione delle pompe a vuoto di entrambi i motori, con l'avvertenza di non azionarli oltre le 230 mph per evitare che la pressione negativa li rompesse, e un sistema ad alcol isopropilico con due serbatoi nelle gondole per le eliche, il finestrino del bombardiere e il carburatore.

Insieme al B-25D, il B-25C divenne la base delle conversioni sul campo a «strafer» ideate in Nuova Guinea da Paul Gunn e Jack Fox: i B-25C1/D1 portavano quattro mitragliatrici da 12,7 mm nel muso per il mitragliamento a bassa quota, una formula che la fabbrica avrebbe poi adottato con il muso da otto mitragliatrici del B-25J.

Produzione

Con 1625 unità, il B-25C fu il primo Mitchell prodotto in serie e il primo dei due grandi blocchi di produzione del 1942-1943, l'altro essendo il B-25D di Kansas City, identico salvo per lo stabilimento di origine. Fu anche il punto di partenza di numerosi velivoli sperimentali: l'XB-25E e l'XB-25F, dedicati a testare sistemi sbrinanti ad aria calda ed elettrico rispettivamente, e l'XB-25G, il cui muso massiccio con cannone da 75 mm aprì la linea dei «cannonieri» B-25G e B-25H. Gli aerei dedicati all'addestramento ricevettero la designazione AT-24C, poi TB-25C, e la Marina statunitense impiegò una versione equivalente come PBJ-1C, spesso con radar di ricerca per la lotta antisommergibile.

Servizio operativo

Il B-25C arrivò ai reparti nel momento in cui gli Stati Uniti entravano in guerra e prestò servizio su tutti i fronti. Nel Pacifico sudoccidentale, il generale George Kenney, al comando della Quinta Forza Aerea, chiuse il 1942 frustrato dalla scarsa efficacia dei suoi bombardieri contro le navi giapponesi e incaricò il maggiore Paul Gunn, del 90° Squadrone del 3° Gruppo da Bombardamento, di convertire gli A-20 e i B-25 in velivoli d'attacco capaci di sopprimere il fuoco contraereo. Gli equipaggi si addestrarono al bombardamento a rimbalzo (skip bombing) e all'attacco all'altezza degli alberi sul relitto del piroscafo SS Pruth, di 4700 tonnellate, arenato su una scogliera vicino a Port Moresby, e perfezionarono la tattica durante i primi due mesi del 1943. Il risultato si vide nella battaglia del mare di Bismarck, dove i Mitchell e gli Havoc a bassa quota decimarono un convoglio giapponese scortato da cacciatorpediniere.

In Birmania, il 341° Gruppo da Bombardamento della Decima Forza Aerea impiegò B-25C e D nella distruzione di ponti, con una tecnica mista di planata e rimbalzo battezzata «glip bombing». Nel Mediterraneo, i cinque gruppi da bombardamento — venti squadroni — della Nona e della Dodicesima Forza Aerea che operarono il B-25 furono le uniche unità statunitensi a impiegarlo contro l'Europa; a partire dal febbraio 1943 furono inquadrati nelle Northwest African Air Forces del generale Carl Spaatz, che sostennero il peso della campagna di Tunisia e della preparazione dello sbarco in Sicilia nel luglio di quell'anno. Un B-25C del 321° Gruppo, soprannominato «Patches», accumulò così tante toppe da impatti della contraerea — dipinte di giallo dal suo capo manutentore — che la sua cellula deformata richiedeva 8° di compensazione dell'alettone e 6° di timone per volare dritto.

Al di fuori della USAAF, il B-25C fu il primo Mitchell ampiamente esportato. Il 30 giugno 1941 la commissione acquisti olandese, in nome del governo in esilio, firmò un contratto per 162 B-25C destinati alle Indie Orientali; nel febbraio 1942 la BOAC si impegnò a trasferirne 20 dalla Florida all'Australia via Africa e India e altri 10 attraverso il Pacifico meridionale, e a marzo cinque erano arrivati a Bangalore e dodici ad Archerfield. Questi velivoli finirono nel 18° Squadrone (Indie Orientali Olandesi) della RAAF. La RAF ricevette 167 B-25C con il nome di Mitchell II e volò la sua prima missione col tipo il 22 gennaio 1943. L'Unione Sovietica ricevette tramite Affitti e Prestiti, attraverso la rotta ALSIB dall'Alaska alla Siberia, 862 B-25 delle versioni B, C, D, G e J su un totale di 870 inviati, e alla Cina Nazionalista arrivarono oltre un centinaio di B-25C e D.

Eredità

Quando la guerra finì, la maggior parte dei B-25C era stata sostituita dai B-25J, ma alcuni rimasero in servizio presso forze aeree minori: il Brasile impiegò 75 Mitchell delle versioni B, C e J, e nel 1950 l'aeronautica indonesiana ereditò 25 velivoli ex olandesi, tra cui cinque B-25C da ricognizione fotografica e un B-25C da trasporto. Il B-25C fu, in sintesi, il Mitchell che trasformò un buon progetto in un bombardiere di produzione di massa, e quello che diede forma alle tattiche d'attacco a bassa quota che avrebbero definito la famiglia.