Programma Mercury · NASA · Senza equipaggio
Mercury-Redstone 1
- 21 novembre 1960
- Data di lancio
- 0 min
- Durata
- Fallimento
- Esito
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Mercury-Redstone 1 (MR-1) fu il primo tentativo di far volare insieme i due elementi su cui si basava la fase suborbitale del Progetto Mercury: la capsula Mercury costruita dalla McDonnell e il vettore Mercury-Redstone, la versione adattata al volo abitato del missile balistico dell'esercito statunitense. La missione, senza equipaggio, doveva qualificare quella combinazione su una traiettoria balistica prima che vi si sedessero prima un primate e poi un astronauta. Il tentativo avvenne il 21 novembre 1960 dal complesso di lancio 5 di Capo Canaveral, con la capsula numero 2 e il primo dei Redstone consegnati alla NASA. Il volo non ebbe luogo. Dopo l'accensione, il motore si spense immediatamente e il veicolo, che si era appena separato dalla rampa, vi si posò di nuovo con danni lievi. Poiché la capsula ricevette il segnale di spegnimento del motore, attivò la sequenza di emergenza: si sganciò la torre di fuga e partì il ciclo di recupero con il razzo ancora a terra. La capsula rimase intatta e fu recuperata per volare di nuovo. Nei registri della NASA la missione figura con una durata di due secondi, altitudine zero e distanza percorsa zero. L'indagine individuò un problema elettrico a terra e non nel razzo stesso: lo spegnimento prematuro del motore fu provocato dalla perdita anticipata dell'alimentazione elettrica di terra del propulsore, a sua volta causata dalla disconnessione prematura dei connettori di potenza e di controllo rispetto all'equipaggiamento di terra. Nessuno dei sistemi di volo veri e propri era guasto, ed è per questo che il rimedio fu rapido: si preparò un nuovo Redstone e si ricondizionò la stessa capsula. Il tentativo si ripeté ventotto giorni dopo. Il 19 dicembre 1960, Mercury-Redstone 1A volò con pieno successo e portò a termine gli obiettivi che MR-1 aveva lasciato in sospeso: qualificare la navicella per il volo spaziale e qualificare il sistema per il volo con primate previsto subito dopo. Con ciò il programma recuperò il calendario che avrebbe portato al volo di Ham, a quello di Alan B. Shepard e a quello di Virgil I. Grissom. MR-1 è ricordato come uno degli episodi più citati della storia iniziale della NASA, e anche come uno dei più abbelliti nel suo racconto popolare. Le fonti istituzionali consultate per questa scheda descrivono l'accaduto con sobrietà: motore spento, veicolo posato sulla rampa con danni lievi, sequenza di fuga e recupero avviata dalla capsula e navicella recuperata senza danni.
Carico utile
Il carico di MR-1 fu una navicella Mercury di serie, non un modello di prova: la capsula numero 2, assegnata alla missione con l'obiettivo dichiarato di qualificare la combinazione navicella-Redstone. I registri delle missioni non abitate della NASA la riportano come carico utile insieme al vettore Redstone numero 1 e annotano l'equipaggio come non abitato: a bordo non viaggiava né un pilota né un animale, a differenza di MR-2, che due mesi dopo avrebbe portato lo scimpanzé Ham. La capsula fu consegnata il 30 giugno 1960 al Marshall Space Flight Center di Huntsville per le prove di compatibilità con il vettore Redstone e fu inviata a Capo Canaveral il 23 luglio 1960; il lancio fu tentato il 21 novembre dal complesso LC-5. Era dotata della propria torre di fuga e della sequenza automatica di abbandono e recupero armata, che è esattamente ciò che si sganciò quando la navicella ricevette il segnale di spegnimento motore con il razzo ancora sulla rampa. La navicella rimase intatta e fu recuperata per essere riutilizzata: ricondizionata dopo il tentativo fallito, fu proprio quella stessa capsula numero 2 a volare su MR-1A il 19 dicembre 1960, con ventuno settimane di preparazione conteggiate dalla consegna iniziale fino a quel lancio. Le fonti istituzionali consultate per questa scheda non forniscono la massa del carico utile né il dettaglio della strumentazione imbarcata.
Storia
Un missile dell'esercito diventato vettore per i voli abitati
Il razzo che avrebbe dovuto debuttare con MR-1 non era nato per trasportare persone. Lo sviluppo del missile Redstone iniziò subito dopo il trasferimento del gruppo missilistico da Fort Bliss a Huntsville, in Alabama, nel 1950, e si appoggiò a due eredità: il progetto Hermes C-1 dell'esercito e l'esperienza tedesca accumulata con il V-2. Nel luglio 1950 il centro missili guidati dell'esercito raccomandò di proseguire con il missile proposto e con il motore North American XLR43-NA-1; il contratto per modificare quel motore fu assegnato il 27 marzo 1951, il programma di sviluppo iniziò il 1° maggio dello stesso anno e l'8 aprile 1952 il nuovo missile ricevette il nome di Redstone. La Chrysler ricevette la lettera di contratto come appaltatore principale della produzione il 28 ottobre 1952.
Il Redstone fu concepito come missile balistico superficie-superficie con una gittata originaria di 500 miglia, ridotta in seguito a 200. Il suo propulsore, il NAA 75-110, derivava dall'XLR43-NA-1 a propellente liquido, progettato in origine per il progetto Navaho dell'aeronautica militare. La divisione Rocketdyne della North American Aviation ricevette l'incarico di migliorarlo per ammettere un aumento di carico utile da 3.000 a 6.900 libbre, da cui derivò la designazione, che alludeva a 75.000 libbre di spinta. I miglioramenti successivi produssero sette tipi di motore, designati da A-1 ad A-7, che raggiunsero un rendimento finale di 78.000 libbre di spinta per 117 secondi, con una camera di combustione cilindrica al posto di quella sferica del V-2.

La fusoliera fu sviluppata internamente dalla divisione sviluppo missili guidati dell'esercito, con la Chrysler come appaltatore principale. William A. Mrazek, veterano di Peenemünde, fu posto a capo di una struttura formata da serbatoi di propellente pressurizzati in alluminio; la coda era una struttura rivettata in alluminio con quattro alette stabilizzatrici e timoni aerodinamici, con palette di carbonio introdotte nel getto di scarico. Il primo volo di prova del Redstone ebbe luogo il 20 agosto 1953 a Capo Canaveral, e il suo impiego operativo arrivò il 18 giugno 1958. Tra agosto 1953 e novembre 1958 furono lanciati 37 missili Redstone e solo 13 subirono un qualche malfunzionamento: era, per gli standard dell'epoca, un razzo noto e affidabile, ed è esattamente per questo che la NASA vi si interessò.
Da missile a vettore qualificato per trasportare persone
Il 7 ottobre 1958 la NASA organizzò formalmente il Progetto Mercury con tre obiettivi: mettere una capsula abitata in orbita intorno alla Terra, studiare la reazione dell'essere umano a quel nuovo ambiente e recuperare in sicurezza la capsula e il pilota. Il giorno precedente si era raggiunto un accordo provvisorio con il comando missili dell'esercito, secondo cui questo avrebbe fornito dieci Redstone e tre Jupiter al programma abitato. L'8 gennaio 1959 la NASA trasferì i fondi per otto Redstone e l'Agenzia missili balistici dell'esercito, l'ABMA, avviò la pianificazione della produzione del Mercury-Redstone. Nel gennaio 1959 i fondi arrivarono al comando missili dell'arsenale e Wernher von Braun mise Joachim P. Kuettner a capo dell'ufficio del progetto Mercury-Redstone.
Convertire un missile balistico in un veicolo adatto a trasportare persone non fu un lavoro da poco. I requisiti includevano il lancio di un carico utile di due tonnellate verso un apogeo di 100 miglia nautiche e, soprattutto, il rispetto di criteri esigenti di sicurezza durante il lancio, di considerazione dei fattori umani e di margini di prestazione. Una decisione chiave fu adottare come base la variante Jupiter C del Redstone: il suo progetto incorporava un serbatoio di propellente allungato di sei piedi, una struttura complessivamente più leggera e una prestazione migliorata capace di 78.000 libbre di spinta. I serbatoi allungati davano al veicolo un tempo di combustione di 143,5 secondi, venti secondi in più rispetto al Redstone originale. Poiché la configurazione Mercury-Redstone risultava aerodinamicamente meno stabile, fu necessario aggiungere zavorra nel vano strumenti.
Il 1° luglio 1960 un nucleo di personale dell'ABMA passò dall'esercito alla NASA, e con ciò si costituì formalmente il Marshall Space Flight Center, che assunse la responsabilità globale dei vettori Mercury-Redstone. Nell'ottobre di quell'anno, un rapporto di situazione sulla partecipazione di Marshall a Mercury attestava che i primi due Mercury-Redstone erano stati assemblati dallo stesso centro, con molti componenti fabbricati lì, e che la Chrysler ne aveva assemblati altri sei. Degli otto veicoli, i primi quattro erano già passati per il collaudo statico, e il primo Mercury-Redstone si trovava già sulla rampa di Capo Canaveral dopo una verifica di compatibilità tra capsula e propulsore eseguita a Huntsville. Il primo collaudo statico di un Mercury-Redstone era avvenuto nel gennaio 1960.
La preparazione del volo
MR-1 era il primo di tre collaudi di qualificazione previsti per il vettore Mercury-Redstone. Il suo obiettivo dichiarato era qualificare la combinazione navicella-Redstone, e a tale scopo le furono assegnate la capsula numero 2, consegnata al centro di lancio il 23 luglio 1960, e il vettore Redstone numero 1, arrivato a Capo Canaveral il 3 agosto 1960. Due giorni prima, il 1° agosto, il Marshall Space Flight Center aveva pubblicato la traiettoria standard definitiva per MR-1, il documento che fissava il profilo di volo previsto.

La documentazione operativa si concluse durante l'autunno. Il 19 settembre 1960 fu emesso il formato del primo rapporto successivo al lancio di un Mercury-Redstone, un documento che doveva coprire l'intera gamma di questioni legate alla missione ed essere consegnato entro cinque giorni dal lancio; l'istruzione proveniva da Robert R. Gilruth, direttore del Progetto Mercury. Il 18 ottobre furono pubblicate le regole di missione di MR-1, con le procedure di controllo di volo e il conto alla rovescia del centro di controllo, e il 1° novembre fu pubblicata una revisione. Nello stesso mese di ottobre arrivò a Capo Canaveral, il giorno 24, la torre mobile di salvataggio d'emergenza nota come cherry picker. Durante MR-1 e la sua ripetizione MR-1A, inoltre, il personale al completo del Mercury Control Center lavorò per la prima volta al gran completo: la missione fu anche una prova generale dell'organizzazione del controllo.
Il primo tentativo di lancio non arrivò nemmeno all'accensione. Era previsto per il 7 novembre 1960 e fu annullato per una perdita di elio nella valvola di sfogo del sistema di controllo di reazione della navicella. Il conto alla rovescia fu spostato di due settimane.
21 novembre 1960: il volo di pochi centimetri
Il 21 novembre 1960 si tentò di lanciare il Mercury-Redstone 1 da Capo Canaveral. La missione, senza equipaggio, fallì perché uno spegnimento prematuro dei motori del vettore attivò il sistema di fuga d'emergenza quando il veicolo si era sollevato di appena un pollice dalla rampa. Questa è la cifra riportata dalla cronologia ufficiale del progetto; il racconto di Marshall sul vettore Mercury-Redstone si limita a dire che il razzo si sollevò di poche pollici prima che i motori si spegnessero. L'episodio è passato nella divulgazione con il soprannome di volo di quattro pollici, un'etichetta da maneggiare con cautela perché le stesse fonti della NASA non concordano sull'altezza raggiunta.

Nei registri delle missioni non abitate di Mercury, MR-1 figura con una durata di due secondi, altitudine di zero miglia e distanza di zero miglia, e viene classificata senza mezzi termini come fallimento. Fu l'epilogo più asciutto possibile: il razzo si sollevò, si spense e si posò di nuovo.
Cosa accadde poi sulla rampa
Il vettore si posò di nuovo sulla rampa con danni solo lievi. Ma lo spegnimento del motore non rimase confinato al razzo: la capsula ricevette il segnale di spegnimento e, nel riceverlo, avviò la sequenza programmata per un'emergenza. Si sganciò la torre di fuga e partì il ciclo di recupero, con il vettore ancora a terra. La navicella rimase intatta e fu recuperata per essere riutilizzata.
Questo è il punto in cui la divulgazione tende ad aggiungere dettagli che le fonti istituzionali consultate per questa scheda non riportano: né la cronologia del progetto né la storia del vettore pubblicata da Marshall descrivono la traiettoria della torre di fuga una volta sganciata, né il comportamento successivo del sistema di atterraggio sulla rampa, né le ore seguenti nel complesso di lancio. Ciò che è documentato è il bilancio materiale, ed è notevole: il vettore subì danni lievi e la navicella nessuno. Il riepilogo del centro di lancio del progetto lo registra con una frase asciutta descrivendo la capsula numero 2, ricondizionata dopo il tentativo di lancio di MR-1 in cui il vettore ebbe un malfunzionamento.
La causa tecnica: alimentazione di terra persa in anticipo
L'indagine non riscontrò alcun guasto nei sistemi di volo. Lo spegnimento prematuro dei motori era stato provocato dalla perdita anticipata dell'alimentazione elettrica di terra del propulsore. L'origine di quella perdita, secondo la storia del vettore pubblicata da Marshall, fu la disconnessione prematura dei connettori di potenza e di controllo rispetto all'equipaggiamento di terra: connettori che dovevano separarsi dal razzo al decollo e che lo fecero in anticipo, o secondo una sequenza che il sistema interpretò come ordine di spegnimento.
La diagnosi ebbe due conseguenze immediate. La prima è che non fu necessario riprogettare nulla del razzo né della navicella: il problema stava nell'interfaccia con l'equipaggiamento di terra. La seconda è che la capsula aveva fatto esattamente ciò che le veniva richiesto. Di fronte a un segnale di spegnimento motore, la navicella sganciò la torre di fuga e avviò il recupero; il sistema di abbandono automatico funzionò, anche se la situazione che lo aveva attivato era solo un razzo fermo sulla propria rampa.
Le fonti istituzionali consultate per questa scheda descrivono la causa in questi termini e non dettagliano la modifica concreta introdotta nei connettori per il tentativo successivo. Questo punto resta dichiarato come lacuna: la fonte che lo sviluppa, il capitolo corrispondente della storia ufficiale del Progetto Mercury, non è accessibile sui server della NASA al momento della redazione di questa scheda.
Da MR-1 a MR-1A: la ripetizione del 19 dicembre 1960
La NASA non aspettò. Il 3 dicembre 1960 fu inviato a Capo Canaveral il vettore Redstone numero 3 per la missione Mercury-Redstone 1A, e la capsula numero 2, ricondizionata dopo il tentativo fallito, tornò sulla rampa; il riepilogo del centro di lancio conteggia per essa ventuno settimane di preparazione dalla consegna iniziale fino a quel lancio.
MR-1A fu lanciata da Capo Canaveral il 19 dicembre 1960 come ripetizione della missione del 21 novembre e fu completamente soddisfacente. Fu, a rigore, il terzo tentativo di raggiungere gli obiettivi fissati per quel volo: il primo, il 7 novembre, era stato annullato per la perdita di elio; il secondo, il 21 novembre, non aveva potuto completarsi per lo spegnimento prematuro dei motori. Gli obiettivi di MR-1A erano qualificare la navicella per il volo spaziale e qualificare il sistema di volo per il volo con primate previsto poco dopo.
Si prestò un'attenzione particolare al comportamento dell'insieme navicella-vettore lungo tutte le sequenze di volo: volo propulso, accelerazione e decelerazione, funzionamento dei razzi posigrado, funzionamento del sistema di recupero, svolgimento delle fasi di lancio, inseguimento e recupero, accensione dei retrorazzi in ambiente spaziale e funzionamento della strumentazione. Salvo che la velocità di spegnimento del vettore risultò un po' più alta del normale, tutte le sequenze furono soddisfacenti: separazione della torre, separazione della navicella, rotazione della capsula, retrofrenata, sgancio del pacchetto di retrorazzi e funzionamento del sistema di atterraggio avvennero o furono controllati come previsto. La navicella raggiunse un'altitudine massima di 130,68 miglia, una gittata di 234,8 miglia e una velocità di 4.909,1 miglia orarie. Quindici minuti dopo l'ammaraggio nell'Atlantico, l'elicottero di recupero raccolse la capsula. I registri delle missioni non abitate riportano per MR-1A una durata di 15 minuti e 45 secondi, una pressione dinamica massima di 560 libbre per piede quadrato e un'accelerazione massima di 12,4 g.
Cosa significò MR-1 per il programma
Il fallimento di MR-1 non alterò l'architettura del programma, ma sì il suo calendario e il suo morale. Riorganizzato il tentativo, la sequenza suborbitale proseguì rapidamente: il 31 gennaio 1961 MR-2 portò lo scimpanzé Ham, recuperato sano e salvo dopo aver aiutato a collaudare il sistema di supporto vitale della navicella, sebbene un malfunzionamento avesse fatto lavorare il motore a un livello di spinta più alto e la capsula fosse caduta oltre la zona prevista. In seguito a quel problema di spinta, il team di Marshall decise di inserire nel calendario una missione aggiuntiva di sviluppo del propulsore, MR-BD, lanciata con pieno successo il 24 marzo 1961. Il prezzo di quella cautela fu alto in termini di titoli di giornale: il ritardo permise all'Unione Sovietica di anticipare quando Yuri Gagarin divenne il primo essere umano a orbitare intorno alla Terra, il 12 aprile.
Il 5 maggio 1961 MR-3 portò Alan B. Shepard Jr., il primo statunitense nello spazio, e il 21 luglio MR-4 portò Virgil I. Grissom nel volo che chiuse il programma Mercury-Redstone e aprì la strada al gradino successivo, il volo orbitale con il vettore più potente Mercury-Atlas. Lo stesso missile Redstone fu disattivato come sistema d'arma nel giugno 1964.
Visto da lì, MR-1 svolse una funzione che nessun volo riuscito avrebbe potuto svolgere allo stesso modo: obbligò a osservare l'interfaccia tra il veicolo e l'equipaggiamento di terra prima che un uomo si trovasse dentro la capsula, e dimostrò sulla rampa stessa che il sistema di fuga rispondeva a un segnale di spegnimento motore. Fu un fallimento a basso costo, e in un programma che stava per mettere persone in cima a un missile, è esattamente ciò che si pretende da un volo di qualificazione non abitato.
Immagini
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Altrove
- Amusing PlanetThe Four Inch Flight: The Comical Beginning to Project Mercury ↗
- Daily KosMuseum Pieces: Mercury Redstone 1, the Four-Inch Flight ↗
- Spaceflight HistoriesThe Four-Inch Flight: Mercury-Redstone 1 Launch Failure ↗
- Drew Ex MachinaThe Infamous Launch Abort of NASA's Mercury-Redstone 1 ↗
- FlickrMercury Redstone (MR-1), launch, November 21, 1960 ↗
- FlickrJohn Glenn and the Space capsule: Mercury/Redstone 1 (MR-1), November 1960 ↗
- FlickrMercury-Redstone 1 and 1A (Mercury No.2) Capsule ↗
- GAD CollectionMercury Redstone 1, Pre launch ↗