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Cosa faceva l'Arado Ar 234 con le ruote al decollo?

Risposta diretta

Lo rilasciava: i primi Ar 234 decollavano su un carrello sacrificabile disposto come un carrello triciclo e atterravano su tre slittini retrattili. Arado rinunciò al carrello retrattile per ridurre il peso e massimizzare il carburante interno. Il carrello veniva rilasciato con cinque paracadute da circa 60 m (195 ft).

Cosa faceva l'Arado Ar 234 con le ruote al decollo?
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Un carrello per decollare, slittini per atterrare

Per ridurre il peso e massimizzare la capacità interna di carburante, Arado non utilizzò un carrello retrattile. L'aereo decollava invece su un carrello sacrificabile disposto come un carrello triciclo e atterrava su tre slittini retrattili, uno sotto la sezione centrale della fusoliera e uno sotto ciascuna gondola motore. La versione equipaggiata con il carrello fu conosciuta come Ar 234A.

Il carrello e i suoi paracadute

All'inizio, la tecnica di decollo consisteva nel rilasciare il carrello a circa 60 m (195 ft) di altitudine, con cinque paracadute che lo riportavano al suolo. Il sistema di paracadute causò problemi e, dopo la distruzione dei primi due carrelli, si decise di rilasciare il carrello immediatamente al decollo.

I limiti del sistema

Far atterrare i prototipi equipaggiati con slittini su una pista d'erba bagnata era estremamente scivoloso per l'assenza totale di capacità di frenata. Questo carrello non permetteva nemmeno all'aereo di muoversi da solo dopo l'atterraggio, il che avrebbe lasciato gli aerei disseminati sull'aerodromo, incapaci di lasciare la pista rullando. Il 12 marzo 1944 volò per la prima volta l'Ar 234 V9, il primo a disporre di un carrello triciclo completamente retrattile, con quello principale che si ritraeva verso l'avanti nella fusoliera centrale e quello di muso verso l'indietro.

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