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Quale tattica usò Egon Mayer contro i B-17?

Risposta diretta

L'attacco frontale: nel novembre 1942, Egon Mayer individuò il punto più debole del B-17 direttamente davanti al velivolo. Difeso solo da quattro mitragliatrici, il muso — e soprattutto la cabina — era vulnerabile a un attacco frontale. Mayer la sviluppò con l'asso Georg-Peter Eder.

Quale tattica usò Egon Mayer contro i B-17?
Equipaggio del Memphis Belle, USAF

Il punto debole del B-17

Nel novembre 1942, l'asso della caccia tedesca Egon Mayer individuò il punto più debole di un B-17: direttamente davanti al velivolo. Difeso solo da quattro mitragliatrici, il muso del B-17 — e soprattutto la cabina di pilotaggio — era vulnerabile a un attacco frontale. Testata dal suo stesso creatore, Mayer verificò che la tattica funzionava straordinariamente bene.

Come si eseguiva il passaggio

Insieme al compagno asso Georg-Peter Eder, Mayer sviluppò l'attacco frontale come la tattica più efficace contro le formazioni alleate di bombardieri pesanti diurni in combat box. Giunti a distanza di tiro, gli attaccanti aprivano il fuoco con una raffica a deflessione, puntando davanti al velivolo nemico. Dopo l'attacco, i piloti tiravano bruscamente verso l'alto, a sinistra o a destra, il che dava ai caccia attaccanti la migliore possibilità di evitare il fuoco concentrato delle armi dei bombardieri. La manovra richiedeva grande abilità e coraggio, poiché gli aerei tedeschi e americani si avvicinavano a una velocità sorprendente: il pilota tedesco aveva solo pochi secondi per puntare, sparare e allontanarsi prima di schiantarsi contro i bombardieri.

L'adozione nella Luftwaffe

Entro dicembre, l'attacco frontale era diventato il metodo preferito dai piloti da caccia della Luftwaffe per assalire i bombardieri pesanti americani. Le perdite tra gli equipaggi dei bombardieri iniziarono a crescere costantemente, con B-17 abbattuti con crescente regolarità.

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