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Come si salvava il pilota del Natter dopo l'attacco?

Risposta diretta

Separandosi dal velivolo: dopo l'attacco il pilota scendeva fino a circa 3.000 m (10.000 ft), livellava il volo e rilasciava il muso insieme a un piccolo paracadute frenante alloggiato nella fusoliera posteriore. La decelerazione lo espelleva dal sedile e apriva quindi il proprio paracadute.

Come si salvava il pilota del Natter dopo l'attacco?
Bachem Ba 349 StartrampeBaier (CC BY SA), vía commons

Un aliante dopo l'attacco

Dopo l'attacco, il Natter poteva scendere a un'altitudine inferiore e livellarsi in volo orizzontale. Diventato ormai un aliante, il pilota lo portava in picchiata fino a circa 3.000 m (10.000 ft), livellava il volo e rilasciava la sezione del muso del velivolo insieme a un piccolo paracadute frenante alloggiato nella fusoliera posteriore.

La sequenza di abbandono

Il pilota apriva il fermo del tettuccio della cabina, permettendo che ruotasse all'indietro sulla sua cerniera. Premendo una leva montata sulla barra di comando, rilasciava un fermo alla base della barra stessa. Poi sganciava la cintura del sedile e attivava un anello di bulloni esplosivi per staccare l'intera sezione del muso.

Il paracadute della fusoliera posteriore

Al separarsi della sezione del muso, questa doveva tirare brevemente due cavi che rilasciavano un piccolo paracadute a nastro riposto sul lato di tribordo della fusoliera posteriore. Il paracadute si apriva quindi e frenava il Natter. Quella brusca decelerazione strappava letteralmente il pilota dal sedile. Veniva scaraventato fuori dalla cabina per sua stessa inerzia e, una volta libero dalla fusoliera, apriva il proprio paracadute personale.

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