Lo sapevi…
Quanti M.B.326 acquistò Alitalia?
Risposta diretta
Quattro. Alitalia ordinò quattro MB-326 in configurazione da addestratore, designati versione "D", espressamente demilitarizzati e con strumentazione specializzata; il primo arrivò nel maggio 1963 per la scuola piloti della compagnia a Brindisi, in vista della nuova generazione di jet passeggeri.

Quattro "D" demilitarizzati
Alitalia ordinò quattro MB-326 in configurazione da addestratore, designati versione "D". Non erano aerei militari con livrea civile: furono consegnati espressamente demilitarizzati ed equipaggiati con strumentazione specializzata, destinata a formare i piloti della compagnia in vista dell'arrivo della nuova generazione di jet passeggeri che la compagnia stava acquisendo. Il primo dei quattro MB-326D della compagnia di bandiera italiana arrivò nel maggio 1963 e si unì alla scuola piloti che Alitalia aveva a Brindisi. I quattro aerei operarono in quel ruolo di addestratore.
Da progetto privato ad addestratore italiano
Quello che sarebbe diventato l'MB-326 nacque come progetto privato della Macchi, sviluppato da un team guidato dall'ingegnere aeronautico italiano Ermanno Bazzocchi, direttore tecnico e ingegnere capo dell'azienda. Il 10 dicembre 1957, il primo prototipo compì il suo primo volo, con il capo pilota di prova della Macchi, Guido Carestiato, ai comandi. L'Italia sviluppò questo addestratore durante la ricostruzione successiva alla Seconda Guerra Mondiale, in un momento in cui il paese non era in condizione di dare priorità ai finanziamenti necessari per sviluppare autonomamente velivoli da combattimento di alto livello.
Un addestratore con clienti molto più grandi
I quattro aerei di Alitalia furono un ordine piccolo nella carriera del modello. Il maggiore cliente export dell'MB-326 fu il Brasile, che nel 1970 ordinò due prototipi e 166 MB-326GC, denominati lì AT-26 Xavante. La produzione passò quindi su licenza alla Embraer, che aggiunse sei aerei per il Togo e altri dieci per il Paraguay.
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