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Cosa nascondevano le estremità alari del Blackburn B-20?

Risposta diretta

Le estremità alari del Blackburn B-20 erano in realtà i suoi galleggianti: si ripiegavano verso l'esterno fino a diventare le estremità dell'ala, in modo alquanto simile a quelli dell'americano Consolidated PBY. Sull'acqua, quei due piccoli galleggianti vicini alle estremità davano stabilità all'aereo.

Cosa nascondevano le estremità alari del Blackburn B-20?
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Galleggianti che diventavano estremità alari

I galleggianti d'ala del B-20 si ripiegavano verso l'esterno, in modo alquanto simile a quelli dell'idrovolante americano Consolidated PBY, fino a diventare le estremità alari. Sull'acqua, il B-20 era essenzialmente un idrovolante a galleggianti: utilizzava un grande galleggiante sotto la fusoliera per la galleggiabilità e due più piccoli vicino alle estremità alari per la stabilità. In volo, il galleggiante principale si ritraeva verso l'alto contro la fusoliera e si incastrava in una tacca per rimanere carenato come parte di essa.

Uno sperimentale del 1940

Il Blackburn B-20 fu un aereo sperimentale che volò per la prima volta nel 1940 e cercava di aumentare drasticamente le prestazioni dei progetti di idrovolanti; la Blackburn Aircraft condusse uno studio di progettazione indipendente a partire da un brevetto depositato dal suo progettista capo, John Douglas Rennie, per un galleggiante retrattile che formava lo scafo di planata. Questa configurazione dava la corretta incidenza alare sia per il decollo che per il volo, e in quest'ultimo caso una resistenza aerodinamica molto inferiore a quella degli scafi profondi degli idrovolanti.

Dimensioni e propulsione

L'aereo misurava 21,23 m (69 ft 8 in) di lunghezza e 24,99 m (82 ft 0 in) di apertura alare con i galleggianti retratti. Era spinto da due motori a pistoni Rolls-Royce Vulture X-24 raffreddati a liquido, da 1.720 hp (1.280 kW) ciascuno.

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