Variante del Mitsubishi A6M Zero

Mitsubishi A6M Zero A6M2a Tipo 0 Modelo 11

Prima versione di serie dello Zero: cellula del terzo prototipo con motore Nakajima Sakae 12, ali senza estremità pieghevoli. Debuttò in Cina nel 1940 con 15 esemplari di preserie.

Scheda del Mitsubishi A6M Zero

Mitsubishi A6M Zero A6M2a Tipo 0 Modelo 11
A6M2a Model 11 sulla Cina, maggio 1941
1 gennaio 1940
Primo volo
64
Esemplari costruiti
1867 km
Autonomia

Storia

L'A6M2a Tipo 0 Modello 11 fu la prima versione di serie del caccia imbarcato Mitsubishi A6M e quella che trasformò il progetto sperimentale 12-Shi in un'arma operativa. La sua origine sta nelle prove dei primi due prototipi A6M1, dotati del motore Mitsubishi Zuisei 13: il primo fu completato il 16 marzo 1939 e volò per la prima volta il 1° aprile di quell'anno all'aeroporto di Kakamigahara, nella prefettura di Gifu. La Marina Imperiale Giapponese giudicò insufficiente la potenza dello Zuisei e propose che il terzo prototipo ricevesse il Nakajima Sakae 12 (NK1C), un radiale a quattordici cilindri raffreddato ad aria da circa 700 kW (940 hp) al decollo e 950 hp a 4.200 m, che muoveva un'elica metallica tripala. La Mitsubishi, che disponeva di un proprio motore di quella classe, il Kinsei, accettò con riluttanza; il 1° maggio 1939 il terzo prototipo con il Sakae fu ridesignato A6M2 e, quando il primo esemplare fu completato nel gennaio 1940, la potenza aggiuntiva portò le prestazioni ben oltre quanto richiesto dalla specifica originale.

La nuova versione risultò così promettente che la Marina fece costruire 15 unità di preserie e le inviò al fronte cinese prima della conclusione delle prove di accettazione. Il 15 luglio 1940 un distaccamento di 13 Zero al comando dei tenenti Tamotsu Yokoyama e Saburo Shindo si unì al 2º Gruppo Aereo Combinato per l'Operazione 101; le fonti giapponesi sottolineano che gli aerei erano ancora in fase di prove di servizio: i cilindri si surriscaldavano nei combattimenti a piena potenza, il carrello si sbloccava sotto forti accelerazioni e i cannoni da 20 mm smettevano di sparare sotto carico G, difetti che tecnici, meccanici e piloti risolsero sul campo con l'aiuto degli ingegneri Shoichi Takayama e Osamu Nagano dell'Arsenale Aeronautico Navale. Il 24 luglio 1940 il velivolo fu adottato ufficialmente come Caccia Imbarcato Tipo 0 N. 1 Modello 1 (Rei-shiki ichi-gō kanjō sentōki ichi-gata), nome in cui il «numero» indicava il motore e il «modello» la cellula; quando nell'aprile 1942 la Marina invertì l'ordine delle cifre, la designazione divenne Modello 11 (ichi-ichi-gata), letta cifra per cifra e non come «undici».

La prima missione operativa fu il 19 agosto 1940, in scorta ai bombardieri G3M su Chongqing senza incontrare opposizione; durante lo scalo di rifornimento a Yichang un velivolo si ribaltò all'atterraggio, prima vera perdita della variante. Dopo un'altra missione infruttuosa il 12 settembre, in cui la formazione rimase un'ora sopra la città, Shindo dedusse che i caccia cinesi aspettavano il ritiro dei giapponesi prima di decollare. Il 13 settembre 1940 i 13 Zero, dopo aver scortato 27 G3M, finsero di ritirarsi e tornarono per sorprendere 34 caccia Polikarpov I-15 e I-16 del 3º e 4º Gruppo dell'Aeronautica Nazionalista Cinese, di cui 33 entrarono effettivamente in combattimento. I giapponesi rivendicarono 27 abbattimenti senza perdite proprie; i registri cinesi ammettono 13 aerei abbattuti e 11 danneggiati, con 10 piloti morti e 8 feriti, mentre tre Zero furono colpiti e un quarto si ribaltò all'atterraggio per un guasto al carrello. Fu il primo combattimento aereo dello Zero e quello che ne fondò la fama; i rapporti giunti lentamente negli Stati Uniti furono accolti con scetticismo dalla maggior parte degli ufficiali militari, convinti che il Giappone non fosse in grado di costruire un aereo simile. Nel settembre 1940 un gruppo che includeva volontari occidentali al servizio dei cinesi esaminò i resti del dodicesimo esemplare di preserie, matricola V-110, caduto vicino all'isola di Fainan, primo Zero finito in mani straniere.

Dal punto di vista tecnico il Modello 11 conservava l'ala di 12 m senza alcun meccanismo di piegatura né gancio d'appontaggio adattato ai ponti delle portaerei della flotta, il che lo rendeva di fatto un caccia terrestre. Montava due mitragliatrici Tipo 97 da 7,7 mm sincronizzate nel muso e due cannoni Tipo 99 N. 1 da 20 mm nelle ali alimentati da tamburi da 60 colpi, dotazione esauribile in due raffiche e rimasta standard fino al Modello 32; poteva portare due bombe leggere sotto le ali. Con il Sakae 12 raggiungeva circa 331 mph (533 km/h) con crociera a 207 mph, tangenza di 33.000 piedi e un'autonomia di 1.160 miglia con carburante interno o 1.929 miglia con il serbatoio ventrale, con un peso a vuoto di 3.704 lb e massimo di 6.164 lb secondo Pacific Eagles. La produzione si fermò dopo il 65º esemplare di serie, quando la Mitsubishi introdusse in catena le estremità alari pieghevoli che diedero origine al Modello 21; la stessa fonte attribuisce 64 esemplari al Modello 11. La cellula servì inoltre da base per l'idrocaccia Nakajima A6M2-N «Rufe», derivato direttamente dal Modello 11 con un impennaggio modificato. I Modello 11 superstiti continuarono a operare in Cina e nei reparti addestrativi mentre il Modello 21 assumeva le operazioni imbarcate della guerra del Pacifico.