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Perché l'Italia preferì lo SPAD all'Ansaldo A.1 nel 1917?

Risposta diretta

Nel 1917 non ci fu una preferenza netta: il Corpo Aeronautico Militare accettò l'A.1 solo nel dicembre di quell'anno, perché i piloti di prova non erano convinti. Superava lo SVA.5, ma restava meno agile dei caccia francesi, e lo SPAD S.XIII guidava la prima linea da caccia.

Perché l'Italia preferì lo SPAD all'Ansaldo A.1 nel 1917?
Replica di uno SPAD S.XIII al Museo dell'Aviazione di Košice 02ZemplinTemplar (CC BY SA), vía commons

I test non convinsero

La valutazione del nuovo caccia Ansaldo A.1 Balilla fu affidata a Baracca, Piccio e Ruffo di Calabria. Il primo prototipo era terminato nel luglio 1917, ma il Corpo Aeronautico Militare lo accettò solo nel dicembre di quell'anno, e la riluttanza nasceva dal fatto che i piloti di prova non si mostrarono entusiasti durante la valutazione. Riconobbero che l'A.1 era migliore dello SVA.5, ma l'aereo restava meno maneggevole dei caccia francesi dell'epoca. Il confronto veniva fatto con i tipi di progettazione e costruzione francese già in volo nelle squadriglie italiane, soprattutto il Nieuport 17, che la Macchi fabbricava anche in Italia.

La prima linea restò allo SPAD S.XIII

La maggior parte degli A.1 finì in compiti di seconda linea, in missioni di difesa del territorio, mentre i caccia di prima linea erano gli SPAD S.XIII, considerati migliori e molto più moderni. L'A.1 fu, comunque, l'unico caccia di progettazione italiana della Prima Guerra Mondiale a essere prodotto in Italia.

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